Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli

Da Besidiae.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Il libro "Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli" di Lorenzo Giustiniani fornisce una descrizione dettagliata di Bisignano, una città vescovile in Calabria Citra. L'autore si basa su fonti storiche e descrive la posizione geografica della città, la sua fertilità, i suoi prodotti, le sue attività economiche e la sua storia.

Bisignano è situata su più colline, con la fortezza situata sulla più alta, chiamata "La Motta". Il suo territorio è fertile e produce generi di prima necessità come vino, olio, meloni, bambagia e lino. In passato, alcuni cittadini erano noti per la produzione di ceramiche e coltelli. Le attività economiche includono la produzione di seta, l'allevamento di cavalli e la caccia. I fiumi Crate e Moccone offrono abbondanza di trote, anguille e altri pesci.

Giustiniani cita diverse fonti storiche, tra cui Tito Livio, che chiama la città "Besidias".

Si dice che il nome della città sia cambiato nel tempo da "Bescia" a "Beretro" e infine a "Besidianum". L'autore critica alcuni scrittori calabresi per aver riportato racconti favolosi sulla storia della città, preferendo affidarsi a fonti più attendibili.

Il libro discute anche della storia ecclesiastica di Bisignano, menzionando i suoi vescovi e le controversie legate alla sua diocesi.

Non si sa con certezza quando Bisignano sia diventata una sede vescovile, ma l'autore cita diverse fonti che forniscono informazioni sui suoi primi vescovi. Il libro menziona anche l'assedio e la presa della città da parte dei Saraceni nel 1026.

Infine, il libro fornisce dati sulla popolazione di Bisignano nel corso dei secoli, evidenziandone la crescita e il declino.

L'autore sottolinea anche l'impegno della popolazione nell'aiutare i poveri attraverso ospedali e un monte frumentario.

BISIGNANO città vescovile esente, in provincia di Calabria citra , distante da Cosenza miglia:20 in circa , e sotto il grado 34, 36 di longitudine , e 39, 45 di latitudine. Ella è molto antica, ma non crederei tanto, come si avvisano gli scrittori Calabresi, e tra questi il Barrio , che salva la sua riputazione, non va esente da fanciullagini . Se il P. Fiore, il Marafiori , il P. Amato, si attaccano a racconti favolosi son molto più scusabili (1), come anche il Mazzella (2). Tito Livio (3) la chiama Besidias . Si vuole che ne vecchi tempi si fosse detta però Bescia, indi 'Beretro , e finalmente Besidianum. Ella, vedesi edificata sul dorso di più colli, e in mezzo della medesima ne sorge uno chiamato la Motta, su di cui è fabbricata la sua fortezza. Questa città è nell'umbilico della provincia, avendo il mar Tirreno a ponente, ed il Jonio all'austro. Il suo territorio è fertilissimo nel dare i generi di prima necessità. Il vino, e l'olio però sono molto decantati, e tra gli ortaggi, i suoi melloni , e vi allignano similmente bene le piante di bambagia, e vi si fa buon lino. Un tempo alcuni de' suoi cittadini si distinsero molto nel lavoro de vasellami, ed in quello di varie fogge di coltelli. I bachi da seta sono un capo di guadagno per la sua popolazione, ed altresì le razze de' cavalli. Nelle sue montagne vi sono de' boschi, in cui si trova nmolta caccia di quadrupedi, e di volatili. I fiumi Crate, e Moccone, danno gran quantità di trotte, e di anguille, con più altri piccioli pesci.

(1) Nella sua Calabria illustrata , 1. 1. p. 040. 1.217. Marafioti lib. 4. pag. 288. Elia d'Amato nella Pantopologia Calabra , pag. 60. che scrive : pronepote Noe Aschenatio conditore gloriatur. (2) Mazzella nella Descrizione del Regno, p. 140. (3) Livio lib. 30. cap. 19. Vedi il Discorso preliminare pag. C.

Non si può assegnare con certezza quando fosse stata eretta a vescovado. L'Ughelli (1) porta per suo primo vescovo Andreoneo, che nel 743 intervenne nel concilio romano celebrato da Zaccaria, e poi Rainaldo nel 1182, Tommaso Aceti però (2) dice, che nel 970 Ulotto fu vescovo di questa città. Il suo vescovo Friderico nel 1331 fu ammazzato, onde il Papa Benedetto XII scommunicò tutta la provincia indirizzando la sua lettera col datum Avenion. 10 Kal. Junii ann. sexto, all'Arcivescovo di Bari ed al vescovo di Rapolla (3). I paesi della diocesi sono : Acri, Lattaraco, Luzzi, Regina, Rose, Rota, Sanbenedetto Ullano, Sanmartino, Sangiacomo, Santa sofia, Sartano, e Toraneo. Nel 1026 fu assediata, e presa da' Saraceni (4), siccome avvisa Colaniello Pacca (5). Nel 1532 i suoi abitatori furono tassati per fuochi 1085, nel 1545 per 1284, nel 1561 per 1449; nel 1595 per 1237 nel 1648 per 1000; e nel 1669 per 541. In oggi ascendono al numero di circa 3350. Tra questa popolazione si praticano quegli atti di umanità per soccorrere i poveri nelle loro indigenze. Vi sono due ospedali per gl'infermị, ed un monte frumentario. Nel 1610 si possedea da Ursino (6) oggi si possiede dalla famiglia Sanseverino.

(1) Ughelli nell' Ital. Sacr. tom. 1. col. 571. (2) Aceti ad Barrii de antiqu. et sit. Calabr. lib. 5. (3) Ughelli loc. cit. col. 573. (4) Si leggano gli scrittori Calabresi. (5) Pacca nel Cron. d. an. (6) Petit. Relev. fol. 107. a 1.